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alcune notizie storiche

alcune notizie storiche - villa serra doria

La villa, dalla planimetria del 1757 risulta appartenere al marchese Giuseppe Serra, famiglia presente con altre ville in questa riviera di ponente, a Sampierdarena, ma ancor più nel vicino sobborgo di Cornigliano; nell`Ottocento passa in proprietà Doria, come documenta l’Alizeri che nel l875 la indica "antico edificio (dei Doria) che forma l’angolo e segna il confine alla via S. Antonio", e conferrna il Dillon nel 1958, citandola come palazzo Monticelli già Doria. Dal pastificio Monticelli perviene negli anni ’60 al Mobilificio Baselica, con destinazione d`uso ancora impropria.

Non si conoscono la data di costruzione né l’autore dell’edificio che, nonostante l’attuale aspetto cinquecentesco, potrebbe essere riferito ad epoca anche anteriore. quattro-cinquecentesca. 1) Per la sua posizione, sull’antico asse dei transiti su cui già dal Trecento risultano localizzati edifici di villa; 2) per le dimensioni più ridotte rispetto a molte altre venute ad arricchire questo percorso nel Cinquecento: 3) per la presenza di una sola grande loggia, a quattro arcate, estesa a tutto l’edificio, caratteristica delle ville molto antiche, in uno dei pochi esempi conservati. Anche la torre quadrangolare, allineata con la villa, sul percorso, mostra forme abbastanza antiche, analoghe a quelle della Torre Spinola, situata più oltre, sul percorso che si biforca verso la Polcevera. Gli attuali caratteri dell’edificio potrebbero perciò riferirsi ad una fase successiva di ristrutturazione, e forse, di ampliamento, avvenuta nel Cinquecento, per adeguarlo al nuovo e più rappresentativo tipo di residenza suburbana.

Da tale fase la villa è rimasta pressoché intatta, tranne la sostituzione dell’originario scalone con altre scale. Invece tra la villa e la torre, nella prima metà di questo secolo, viene costruito un grosso corpo di fabbrica industriale, anch’esso attestato sul fronte strada, sul sedime di quella parte della villa - forse un corpo rustico - che si vede nelle planimetrie del Vinzoni, del 1757 e del 1775, e del Porro, del 1855-58.

Situata sul lato a mare dell’antico asse di transito, con un lotto esteso a sud fino a quello sottostante del convento e della chiesa di S. Maria della Cella, la villa è disposta nella zona occidentale, in corrispondenza di un importante incrocio urbano, sull’angolo tra l’attuale via Daste e la Crosa della Cella, quest’ultima allineata con l’altro percorso, verso monte, della Strada del Belvedere.

Il giardino, come tutti gli altri di questa fascia costiera, rimane intatto fino all’Ottocento, quando viene tagliato, pur se marginalmente, dalla ferrovia (1854) e dalla via Vittorio Emanuele (1852), e in seguito lottizzato, mentre alla villa e accorpato il fabbricato industriale, che sul retro l’ha totalmente privata di uno spazio, anche se piccolo, di pertinenza.

Nel volume ad L disegnato dal Vinzoni il corpo principale, loggiato, che corrisponde alla villa attuale, presenta una forma trapezia irregolare, e struttura a corpo doppio al piano nobile e al piano ammezzato, e a corpo triplo al pianterreno e al relativo ammezzato, con vani disposti a pettine ortogonalmente ai prospetti nord e sud; elementi tipici della villa genovese locale. La villa, oltre all’ingresso principale, su strada, situato a nord in posizione simmetrica, cui e contrapposto quello assiale, a sud, sul giardino, aveva accesso diretto al giardino anche da un portale sulla Crosa della Cella.

A partire dal prospetto principale, su strada, l’ingresso si apre sul grande portico rettangolare, il vano più grande del pianterreno, ritmato da lesene doriche, e da unghie e lunette nella volta a padiglione.

In fondo al portico, un arco ribassato su lesene introduce al profondo e stretto androne di accesso al giardino, formato da una sequenza di tre volte a crocera ribassate, intervallate da arcature su lesene, cui corrispondono nelle pareti nicchie contrapposte. Sull’angolo con via della Cella è una sala, attigua all’atrio, meno profonda, e un’altra nell’angolo opposto, a sud. Lo scalone, demolito, si impostava a destra, in fondo all’atrio, alle spalle della sala attigua, con andamento prima parallelo alla facciata su via Daste e poi ortogonale, appoggiato al fianco su Crosa della Cella, dove si addentra, con l’ultimo tratto, in modo tipicamente genovese, nella grande loggia sud.

Andamento ancora documentato sul prospetto laterale, dal corrimano in marmo e dal piano d’imposta dello scalone.

Al piano terreno, dietro lo scalone. dal vestibolo si sviluppava una scala di servizio, demolita, che conduceva all’ammezzato del piano terreno, in parte rifatta solo al piano nobile e all’ammezzato sottotetto.

A fianco dell’androne infine, a levante, attraverso la stretta e profonda zona di servizio si accede all’attuale scala, situata tra il fianco della villa e il nuovo corpo, entro il quale si raggiunge il piano nobile.

Il piano ammezzato del piano terreno, oggi servito da una scala più recente, presenta un aspetto complesso, derivante dalla non corrispondenza delle volte, molto ribassate, a padiglione con grandi unghie, all’attuale suddivisione dei vani; ancora evidenti le crocere dello scalone e forse della scala di servizio, e riconoscibili i due grandi vani rivolti a sud, quello di levante ora tramezzato per far posto alla scala, aperti con una colonna e un grosso pilastro centrale ottagonale sul corridoio retrostante, dove passavano lo scalone e la scala di servizio. Scalone che raggiungeva il piano nobile entro la grande loggia a quattro fornici su colonne con eleganti capitelli ionici e basamento, davanti alla quale appare ancora, in una fotografia della metà del secolo, la terrazza con balaustrini. Dalla loggia si accedeva al grande salone, disposto in profondità e rivolto a nord, con tre finestroni accorpati sul prospetto principale, mentre su via della Cella sono due vani. stretti e profondi.

Il corpo
della torre, pur rimasto intatto nella partizione, ripetuta a tutti i piani, di camera e scala retrostante, e stato totalmente rifatto conservando intatti solo le finestre e la serie dei mensoloni sporgenti su cui appoggia il cornicione di coronamento.

Il prospetto principale, sulla via Daste, si presenta totalmente privo di decorazione, ma contraddistinto dall’importante portale rinascimentale centinato, incorniciato da un plastico e robusto bugnato in pietra di Promontorio, con tettuccio, come tutte le finestre, e dalle tre bucature accorpate dell’atrio, bucature che si ripetono al piano nobile, al finto ammezzato, e nell’ammezzato sottotetto. Unico elemento che scandisce la facciata, dividendo il piano terreno dal piano nobile, è la piatta cornice marcapiano, oltre al cornicione di coronamento, poiché l’originaria decorazione affrescata é ormai perduta, mentre i prospetti su via della Cella e sul retro risultano impreziositi dall'elegante loggiato.

Molto compromessa e in cattivo stato anche la decorazione dell’interno, peraltro molto interessante, citata dall’Alizeri come opera dei Calvi, ancora conservata nelle volte dell’atrio, in parecchie sale del piano nobile e solo come tracce nella loggia.